NO AL SEGRETO DI STATO!
Il 17 febbraio 2003, in Via Guerzoni a Milano, l’imam
della Moschea di Viale Jenner, Nasr Osama Mustafa Hassan,
alias Abu Omar, di nazionalità egiziana cui le Autorità
italiane hanno concesso l'asilo politico nel 2001, viene
caricato a forza su un furgone bianco e sequestrato da
uomini della CIA in collaborazione con i servizi segreti
italiani. Si tratta di un altro caso di
extraordinary rendition (consegna straordinaria), il
terzo dopo quello che ha coinvolto Abou Elkassim Britel
(anch’egli cittadino italiano, a tutt’oggi detenuto in
Marocco) e Maher Arar (cittadino canadese, detenuto in
Siria dal 2002 e rilasciato, senza alcuna imputazione,
il 5 ottobre 2003), per cui sono ormai accertate le
responsabilità del Governo italiano e la sua complicità
col Governo degli Stati Uniti, nel rapimento, trasporto,
detenzione illegale e tortura di persone ritenute solo
ipoteticamente, quindi in maniera del tutto arbitraria,
“dei potenziali terroristi”.
Trasferito con un volo segreto dalla base Nato di Aviano
in una prigione de Il Cairo, Abu Omar, trascorre là i
primi 14 mesi tra interrogatori e torture senza che
alcuna informazione trapeli su di lui. Rilasciato per
mancanza di prove, ma con l’accordo di non riferire a
nessuno quanto accadutogli, il 12 maggio 2004, egli
riesce finalmente a comunicare al telefono con la moglie
e gli amici a Milano.
Arrestato nuovamente dopo queste telefonate, Abu Omar
verrà rilasciato definitivamente solo nel febbraio 2007.
Attualmente vive ad Alessandria d’Egitto e la sua vita è
completamente mutata a causa delle sofferenze fisiche e
psicologiche subite durante la prigionia.
Se egli tornasse in Italia anche solo per testimoniare
contro i responsabili del suo sequestro, come sarebbe
suo diritto fare, rischierebbe ancora un arresto per
terrorismo internazionale.
Il 24 giugno 2005, infatti, il gip Guido Salvini ha
spiccato contro di lui un mandato sulla base di
intercettazioni del tipo più volte utilizzato per
sbattere “il mostro islamico” in prima pagina e
distogliere così, l’attenzione delle masse popolari del
nostro paese dai gravissimi problemi economici e sociali
che le affliggono e che hanno nei Governi che si sono
susseguiti i loro artefici.
Vi sono prove a sufficienza, che permetterebbero oggi di
condannare gli esecutori materiali del sequestro Abu
Omar ancora imputati nel processo apertosi nel giugno
2007: 26 agenti CIA e sei italiani tra cui Nicolò
Pollari allora direttore del Sismi, in seguito assunto
alla carica di Consigliere di Stato a Palazzo Chigi,
premiato quindi alla pari di tanti suoi illustri
colleghi, responsabili di gravi azioni criminose che uno
Stato democratico dovrebbe invece punire severamente
(vedi Gratteri, De Gennaro e company per i fatti di
Genova).
L’accertamento e la sanzione delle responsabilità nel
sequestro Abu Omar sono oggi gravemente compromessi
dalla sentenza della Corte Costituzionale, depositata il
12 marzo 2009, con cui quest’ultima ha accolto i tre
ricorsi presentati dall'ex premier Romano Prodi e il
ricorso presentato da Silvio Berlusconi secondo i quali
la Magistratura milanese, guidata da Armando Spataro, ha
violato il segreto di Stato tanto da mettere a
repentaglio la sicurezza nazionale.
Dove non sono giunte le menzogne sparse a piene mani dai
responsabili politici di entrambi gli schieramenti e i
depistaggi iniziali tesi a proteggere sè stessi,
l’alleato americano e gli esecutori materiali di questo
crimine, è arrivato così il segreto di Stato.
Il processo dopo una lunga pausa è infatti ripreso, ma
ha le gambe spezzate: i rapporti tra CIA e servizi
segreti italiani non possono “per motivi di sicurezza”
entrare nel processo e i testimoni già invocano “il
segreto di Stato” per non rispondere del loro operato.
Il processo va verso un esito che appare scontato e che
rischia di tradursi nell’ulteriore atto di vassallaggio
nei confronti dell’imperialismo americano cui di fatto
le Autorità italiane continuano a garantire impunità per
ogni violazione, crimine o strage (e ricordiamo per
tutte, la strage del Cermis) compiuti nel nostro paese.
L’Associazione Solidarietà Proletaria, di fronte a
questa soltanto apparente “conclusione dei giochi” ,
invita tutti i sinceri democratici, i politici, le
organizzazioni già promotrici o sottoscrittrici di altri
appelli in sostegno di Abu Omar, a riprendere insieme la
mobilitazione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo
e delle libertà fondamentali che nessuna esigenza di
sicurezza deve consentire di violare.
Chiamiamo tutti i sinceri democratici, i compagni, gli
studenti, i lavoratori, le masse popolari italiane ed
immigrate a rivendicare “Giustizia per Abu Omar” per
opporsi anche così alla deriva reazionaria di una classe
che per garantire i propri profitti fa della diversità
una minaccia e della legge uno strumento di dominio.
Chiedere “ Giustizia per Abu Omar” vuol dire concretamente:
-
opporsi all’utilizzo strumentale del segreto di stato
-
dare corso alla richiesta di estradizione dei 26 agenti CIA, finora mai inoltrata
-
rivendicare il riconoscimento e la condanna non solo degli esecutori materiali (italiani e americani) del sequestro, ma anche dei suoi mandanti politici (Prodi e Berlusconi per l’Italia, Bush per gli USA)
-
riconoscere il diritto di Abu Omar ad essere risarcito e a far ritorno in Italia senza incorrere nel rischio di arresti ulteriori
Chiediamo a tutti di sottoscrivere l’appello
GIUSTIZIA PER
ABU OMAR!
NO AL SEGRETO DI STATO!
